Prodotti consolidanti e antifouling per la conservazione dei siti archeologici sommersi

Mercoledì, 04 Settembre 2013 07:03
Applicazione dei prodotti protettivi sui campioni di materiale lapideo Applicazione dei prodotti protettivi sui campioni di materiale lapideo

Questa attività consiste nella formulazione di prodotti, ad azione consolidante e antimicrobica, applicabili su materiali lapidei da conservare in ambiente subacqueo. Sono stati utilizzati materiali fotocatalitici come il biossido di titanio.

I Prodotti sono stati analizzati mediante tecniche analitiche al fine di caratterizzarne la struttura e le proprietà fisiche e chimiche. Sono state effettuate misure di riflettanza, XRD e XPS.

Sono state condotte prove di rilascio dei principi attivi in acqua, al fine di valutare la tenuta dei coatings in ambiente marino. Inoltre sono testate le proprietà antifouling sia in laboratorio che in ambiente marino, trattando provini lapidei ed immergendoli nel sito marino di Baia. Quest’ultima sperimentazione prevede il monitoraggio delle condizioni di colonizzazione delle superfici trattate, in prima approssimazione attraverso documentazione fotografica subacquea, in seguito attraverso recupero dei provini e diverse osservazioni al fine di ottenere informazioni più dettagliate della colonizzazione biologica. Dai primi monitoraggi eseguiti è evidente come alcuni prodotti determinino una diminuzione percentuale di biomasse sui provini immersi. Sono in corso i monitoraggi per periodi di immersione più lunghi.

 

 

Efficacia antibatterica dei formulati, valutata in laboratorio

 

 

Provini di ignimbrite alloggiati nel portacampione

 

L’applicazione dei formulati su substrato lapideo eseguita direttamente in ambiente subacqueo è un punto fondamentale dell’intero obiettivo realizzativo. Per raggiungere tale scopo si stanno seguendo 3 diverse strade.

Una prima soluzione consiste nell’applicare una cera contenente il biocida direttamente sul materiale lapideo, l’applicazione, che avviene per sfregamento, assicurerebbe la presenza di uno strato di materiale protettivo sufficiente a garantirne l’efficacia. Le prove preliminari hanno mostrato risultati incoraggianti.

 

 

Applicazione dei prodotti protettivi sui campioni di materiale lapideo

 Il secondo metodo consiste nell’applicazione di resine epossidiche, che assicurano una rapida presa in ambiente subacqueo, ma che può presentare seri problemi di reversibilità. Allo stato attuale si sta verificando, attraverso prove in laboratorio e in mare, l’applicabilità e la reversibilità di prodotti caricati con i prodotti innovativi da noi sintetizzati.

Il terzo metodo consiste nell’utilizzo di una sorta di campana in silicone, sulla base della stessa vi è un’intercapedine che una volta poggiata sulla superficie lapidea in ambiente subacqueo costituisce una camera dal quale viene aspirata l’acqua e creata una depressione mediante una pompa che assicura l’adesione della campana alla superficie lapidea. all’interno della campana invece, si può aspirare il liquido e iniettare il consolidante protettivo.

La determinazione dell’idrorepellenza dei materiali trattati è invece valutata, misurando il valore dell’angolo di contatto. L’idrorepellenza è utile per valutare l’adesività di specie biologiche delle superfici trattate. Infatti un metodo antifouling alternativo all’utilizzo di sostanze tossiche è ottenere superfici antiaderenti, che mostrano angolo di contatto superiori a 150°, le cosiddette superfici superidrofobe, che rendono le superfici non bagnabili. Al fine di sfruttare questa proprietà una sperimentazione parallela che si sta conducendo consiste nel depositare substrati superidrofobici, a base di biossido di titanio, su reperti archeologici.